Gli attacchi condotti da droni ucraini contro petroliere civili nei pressi del porto russo di Novorossijsk hanno temporaneamente interrotto le operazioni di carico presso il terminal del Caspian Pipeline Consortium (CPC), mettendo a rischio le esportazioni di petrolio kazako. Gli episodi hanno provocato una dura condanna da parte del Kazakistan e una richiesta diretta dell’amministrazione Trump affinché Kyiv interrompa gli attacchi contro le navi non russe.
Gli incidenti, avvenuti il 17 e il 19 luglio, hanno colpito petroliere impegnate nel carico di greggio kazako presso il terminal marittimo del CPC. Il Caspian Pipeline Consortium, che trasporta il petrolio proveniente dai principali giacimenti del Kazakistan – tra cui Tengiz e Kashagan – fino al Mar Nero, gestisce circa l’80% delle esportazioni petrolifere del Paese e movimenta quasi il 2% della produzione mondiale di greggio. Del consorzio fanno parte anche importanti compagnie occidentali come ExxonMobil e Chevron.
Secondo il ministero degli Esteri del Kazakistan, gli attacchi rappresentano “una violazione inaccettabile degli interessi economici della Repubblica del Kazakistan” e costituiscono azioni deliberate volte a destabilizzare il commercio internazionale, i mercati energetici globali e le catene di approvvigionamento.
Astana ha espresso particolare preoccupazione per il fatto che sia stato ignorato un meccanismo precedentemente concordato per lo scambio di informazioni sulle navi civili, mettendo così a rischio la sicurezza degli equipaggi.
“Il Kazakistan chiede l’immediata cessazione di questi attacchi e l’adozione di misure globali per garantire la sicurezza delle infrastrutture utilizzate per l’esportazione degli idrocarburi kazaki”, ha dichiarato il ministero, invitando i Paesi partner a condannare gli attacchi e a sviluppare strumenti concreti di protezione. Il governo kazako sta valutando l’entità dei danni subiti e si riserva il diritto di chiedere un risarcimento in base al diritto internazionale.
Nel comunicato ufficiale di Astana non viene mai citata esplicitamente l’Ucraina. Kyiv, dal canto suo, non ha rivendicato pubblicamente la responsabilità degli attacchi e ha mantenuto un sostanziale silenzio sui singoli episodi che hanno coinvolto il terminal del CPC.
Tuttavia, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto martedì (21 luglio) alle autorità ucraine di limitare gli attacchi contro le navi non russe. La richiesta, confermata da un funzionario della Casa Bianca, è arrivata dopo la serie di attacchi contro imbarcazioni nelle acque antistanti il porto di Novorossijsk.
Un quadro più ampio di interruzioni delle forniture energetiche
Gli episodi nel Mar Nero si inseriscono in un contesto più ampio di perturbazioni delle forniture mondiali di petrolio. Il Wall Street Journal evidenzia infatti i rischi paralleli nel Mar Rosso, dove i ribelli Houthi dello Yemen hanno minacciato un blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita, inducendo alcune petroliere a evitare lo stretto di Bab el-Mandeb. A fronte di queste tensioni simultanee, il prezzo del Brent è aumentato di circa il 2%, raggiungendo martedì i 91 dollari al barile.
Per il Kazakistan, la rotta del Caspian Pipeline Consortium rappresenta un’infrastruttura strategica. I ripetuti attacchi contro il terminal e le petroliere collegate – quello del 17 e 19 luglio rappresenta almeno il quinto episodio segnalato – costituiscono una minaccia diretta alle esportazioni di petrolio kazako, non soggette a sanzioni internazionali e fortemente dipendenti dalle infrastrutture del consorzio. Nel proprio comunicato, Astana ha ribadito l’importanza del rispetto del diritto internazionale e della libertà di navigazione.
Nonostante numerosi Paesi europei siano tra i principali acquirenti del petrolio kazako trasportato attraverso la rete del CPC, né i singoli Stati membri dell’Unione europea né le istituzioni europee hanno finora rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito ai recenti attacchi con droni contro le petroliere. Al contrario, gli Stati Uniti hanno invitato alla moderazione, nel tentativo di salvaguardare i flussi energetici globali e gli interessi commerciali occidentali legati alle attività del Caspian Pipeline Consortium.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

